Intelligenza emotiva – 1 parte

INTELLIGENZA EMOTIVA: UNA TEORIA CAMPATA PER ARIA?

Cosa vi viene in mente quando sentite parlare di Intelligenza Emotiva?

È un concetto sentito mille volte ma mi rendo conto, parlando con le persone, che c’è ancora molta confusione e non solo riguardo la sua definizione, ma soprattutto sulla funzione che questa capacità potrebbe avere nella vita di tutti i giorni, sia professionale che personale.

Queste competenze, note con il termine di “intelligenza emotiva”, da qui in avanti EQ, rivestono un ruolo importante: corrispondono al modo in cui identifichiamo, comprendiamo, esprimiamo e ascoltiamo, regoliamo e usiamo le nostre emozioni, così come quelle degli altri.

Un livello alto di EQ è una carta vincente per avere successo in diverse aree della vita, con vantaggi e benefici che riguardano sia la sfera fisica sia quella mentale ma anche il successo professionale e le relazioni sociali. Le persone con un buon EQ sono in media più felici, hanno uno stile di vita più sano, hanno una migliore salute, hanno una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete e tumori grazie alla riduzione dello stress (cortisolo) e delle cattive abitudini che indeboliscono il nostro sistema immunitario.

 

È il lontano 1990 quando appare per la prima volta un articolo che tratta di Intelligenza Emotiva a cura di Peter Salovey e John D. Mayer in cui si afferma che il riconoscere, il saper regolare e utilizzare correttamente le proprie emozioni non solo è un vantaggio perché influenza pensieri e azioni, ma è anche una competenza che si può acquisire.

La strada è già stata aperta da Howard Gardner con la sua teoria delle intelligenze multiple ma il fatto che si teorizzi che le emozioni sono un aspetto dell’intelligenza è cosa totalmente nuova.

Tutti noi infatti siamo stati cresciuti tenendo ben distinti mente e cuore, come se in noi convivessero una parte razionale e una emotiva ma ben distinte tra di loro, invece con la teorizzazione dell’intelligenza Emotiva abbiamo imparato a comprendere come ci voglia intelligenza per percepire un’emozione propria e altrui, come sia una vera e propria competenza esprimerla nel modo più opportuno e come serva razionalità per accedervi e ricreare una determinata emozione se in quel momento può servirmi a facilitare i miei pensieri e a cambiare Mindset.

L’Intelligenza Emotiva è salita poi alla ribalta del grande pubblico con il primo libro di Daniel Goleman nel 1995 ma, nonostante siano passati 25 anni, ancora in molti hanno un’idea molto fumosa di cosa sia.

Ecco perché ho deciso di scrivere questo articolo pur sapendo che sono stati versati fiumi di inchiostro sull’argomento.

Le emozioni determinano qualsiasi risultato che vuoi ottenere nella vita personale e nel tuo business.

Le emozioni fanno parte della nostra vita ed entrano in campo in ogni istante anche se noi non ce ne rendiamo conto: quando pensiamo, quando ci relazioniamo con gli altri, quando svolgiamo il nostro lavoro, quando ci innamoriamo, guardiamo un film o parliamo al telefono, quando dobbiamo prendere una decisione, o dobbiamo negoziare un’opportunità.

Sembra perciò scontato che tutti conoscano il loro funzionamento e siano padroni del loro utilizzo, ma non è così.

È come se questo aspetto dell’intelligenza sia stato fornito in dotazione al genere umano ma senza libretto delle istruzioni.

  • Quante volte non riesci a far fronte a un conflitto, a prendere una decisione, a farti seguire dal tuo Team, a far passare un messaggio importante?
  • Quante volte fai fatica a essere produttivo perché ti senti frustrato, inadeguato, demotivato?
  • Quante volte ti senti privo di risorse e non capisci da dove deriva questo tuo stato d’animo?
  • Quante volte fai fatica a comprendere le reazioni delle persone che vivono intorno a te?

 

Avrai capito che sviluppare questa competenza, tutt’altro che “campata per aria”, può avere dei risvolti molto pratici (e molto positivi) sulla tua vita: avere maggiore conoscenza di te stesso ti farà comprendere più rapidamente quali sono le tue leve motivazionali, aumenterà la consapevolezza dei tuoi stati d’animo e di come puoi utilizzarli per essere più produttivo e più felice. Ti aiuterà a superare le barriere personali che ti impediscono nel 90% delle volte di raggiungere i tuoi obiettivi.

Oltretutto, questa competenza è una delle caratteristiche distintive di un vero leader e, come ho già detto in altre occasioni, noi tutti possiamo essere e sviluppare comportamenti di un leader vincente, in famiglia e al lavoro.

 

In un articolo sulla Harvard Business Review Daniel Goleman aggiorna la sua teoria dell’Intelligenza Emotiva alla luce delle scoperte delle neuroscienze: si riporta, ad esempio, che i neuroni specchio giocano un ruolo fondamentale tra un leader e i suoi followers; questi ultimi, infatti, tendono a rispecchiare le emozioni e le conseguenti azioni del leader. Capite cosa che sto dicendo?

Le persone tendono a emulare i tuoi comportamenti e le tue azioni: è così che nasce una Cultura Aziendale o familiare.

Inoltre, sembra che la grande capacità di empatia e di entrare in sintonia con gli stati d’animo degli altri di cui sono dotati molti leader è addirittura in grado di modificare sia la propria chimica cerebrale che quella dei suoi seguaci e di creare un sistema di interconnessione cerebrale con essi in un millesimo di secondo.

È stato dimostrato che il fatto che un leader sappia comprendere gli stati d’animo delle sue persone e sappia influenzarli in modo positivo renda quelle persone più lucide, più creative e maggiormente proattive.

Nell’articolo si riportano studi e ricerche che confermano che lo stile di leadership più efficace in questo particolare momento storico è quello di una leadership emotivamente intelligente. Infatti delle 15 competenze più importanti l’EQ ( Intelligenza Emotiva) è tra le prime 3.

Cosa significa?

In termini di comportamento vuol dire saper entrare in risonanza con gli altri, percepire e interpretare l’umore collettivo, essere sensibile alle esigenze degli altri, spendere del tempo (personalmente o attraverso altre persone di fiducia) per conoscere le persone in termini di vita, famiglia, interessi, attitudini per capire meglio anche quali sono le leve valoriali e motivazionali di ognuno, supportare, gestire lo stress, avere competenze di coaching e di mentoring…e di biologia delle emozioni.

Le neuroscienze ci dimostrano con i fatti e i dati che oltre il 93% delle nostre azioni / reazioni viene guidata da questa Intelligenza.

È facile notare che queste skills definite soft, tanto soft non sono e un manager, un imprenditore, un genitore che voglia essere incisivo nella sua Azienda in un mercato veloce e mutevole come quello di oggi, non può più pensare di poterne fare a meno, come chiunque voglia diventare un leader nel suo settore.

 

SI POSSONO ALLENARE LE COMPETENZE EMOTIVE?

Attraverso programmi e training specifici si possono sviluppare le competenze emotive. Tutti possono migliorare e sviluppare la propria Intelligenza Emotiva a qualsiasi età. Mi capita sempre più spesso di avere nei miei Work-Shop o Eventi persone che mi dicono, ma Giovanni ho più di 50 anni oramai, cosa vuoi che possa fare e poi dopo sole due ore vederlo cambiare totalmente convinzione a riguardo. L’intelligenza emotiva è codificata da intere reti neurali ed è possibile attraverso un metodo scientifico poter sviluppare la capacità di regolare queste reti emotive neuronali.

 

COSA POSSIAMO INIZIARE A FARE?

  1. Dobbiamo prendere consapevolezza per identificare le proprie emozioni e altrui. Così facendo possiamo favorire la comprensione delle nostre reazioni, e anche quelle degli altri, imparando a regolarne l’espressione. Ora per molti non sarà semplice, ma con l’aiuto di esperti si può apprendere a farlo.
  2. Quando non si è in grado di riconoscere le proprie re-azioni ed emozioni, diventa molto difficile pro-agire in modo adeguato alle difficoltà che incontriamo come la gestione di un conflitto, una discussione per un progetto, un’ obiezione, una decisione, o gestire delle persone.

 

Spero che questa prima parte dell’articolo ti sia stata utile e di riflessione. La seconda parte, che pubblicherò la settimana prossima, tratterà alcuni dati scientifici che mettono in luce come possiamo diminuire il cortisolo in pochi secondi del 30% e di conseguenza abbassare lo stress. Inoltre, scoprirai che le persone con una maggiore Intelligenza Emotiva hanno avuto tre volte la probabilità in più di avere proposte di lavoro e assunzioni, quindi capirai davvero che l’EQ incide notevolmente non solo sulla nostra salute psicofisica ma anche sulla nostra carriera e sul nostro business.

Vi parlerò del più grande Negoziatore al mondo, ex dirigente per oltre 30 anni della Cia e dell’ FBI che collabora e insegna anche ad Harvard: egli  dimostra come l’Intelligenza Emotiva sia la chiave in ogni trattativa negoziale, sia in caso di negoziazioni con terroristi, sia nell’ambito politico e nel business.

I risultati di questi studi sul cervello, che ti illustrerò, ci aiutano a ricordare che è assolutamente possibile migliorare la nostra qualità della vita, in qualsiasi area della nostra vita, ed è stato dimostrato che un Programma di allenamento di circa 34 ore è sufficiente per sviluppare in modo sostenibile e duraturo le competenze emotive, migliorando la salute e addirittura il successo personale.

Finisco dicendo: poi non dirmi che non ti abbiamo avvertito…

 

Il tuo più grande FAN – Giovanni Porreca