La paura del fallimento

LA PAURA DEL FALLIMENTO

 

Ogni fallimento è un passo verso il successo

 

Viviamo in una società in cui il fallimento, anzi, l’idea stessa del fallimento è diventata un tabù.  Ci vengono instillate delle credenze distorte: non bisogna fallire; non devi sbagliare, il fallimento è solo una conseguenza della mediocrità; il fallimento equivale alla fine di ogni progetto, etc.

Credi anche tu che un fallimento rappresenti la fine di un qualsiasi sogno?

Proviamo a pensare tutte le volte in cui, nella nostra vita, abbiamo fallito: sconfitti in un campionato di qualsiasi sport, bocciati a un esame, respinti da un amore non corrisposto, oppure mancato un obiettivo nell’ambito professionale.

L’elenco potrebbe essere infinito.

Pensiamo ora ad un bambino di circa un anno che comincia magari a fare i primi tentativi di mettersi in piedi, adottare una posizione il più possibile eretta e a camminare.

Sorge spontanea la domanda: quanti tentativi dovrà fare prima di poterci riuscire con naturalezza? Probabilmente centinaia. Cadrà e si rialzerà una volta dopo l’altra, finché non riuscirà a sostenersi sulle sue gambe. Questo traguardo sarà seguito da una sempre maggiore confidenza e sicurezza. La potenza dei muscoli fisici e mentali  accresceranno e, infine, camminare diventerà un atto naturale, spontaneo.

Cosa succederebbe se tutti si dovessero arrendere al primo o secondo tentativo? Sicuramente vivremmo in un mondo in cui tutti striscerebbero per terra. E’ un esempio estremo, ma ci fa capire come i bambini, in realtà, siamo perfettamente in grado di associare il fallimento, sebbene non consciamente, a un tentativo che, se ripetuto più di una volta e magari eseguito in maniere diverse, li porterà a reggersi in piedi.

Questa è la nostra vera natura, ovvero, il fallimento appartiene al processo del successo, bisogna accettarlo, senza farne un dramma, e proseguire con altri tentativi, imparando nuove strategie fino al raggiungimento del nostro obiettivo.

Dobbiamo prendere consapevolezza che il fallimento fa parte di ogni cosa, è impossibile non fallire nella vita. Non è facile, ma è possibile e si può apprendere,  cerchiamo di scoprire il fallimento nelle sue diverse sfumature in modo che possano darti uno spunto di riflessione.

Sono grato alla vita che ho, e per quello che sono diventato ad oggi. Sono felice di aver influenzato migliaia e migliaia di persone, e di aver dato il mio contributo per aiutarle nel loro sviluppo personale e professionale.

Ma una cosa è sicura, non avrei mai potuto essere ciò che sono, o arrivare qui nell’ambito della mia vita privata e professionale senza tutti gli errori, fallimenti che ho dovuto superare durante questo percorso. E’ stato davvero dura, a volte credimi, durissima, ma ho sempre trovato la forza interiore per rialzarmi e imparare dagli sbagli commessi per ritrovare nuove azioni e nuovi risultati.

 

IL FALLIMENTO COME TABU’

Purtroppo esiste nell’immaginario collettivo l’associazione del fallimento all’idea della sconfitta in senso assoluto. Un nesso che instilla paura, ansia, titubanza, insicurezza etc. Si parte dall’equazione che al primo tentativo fallito ogni speranza svanisca.

Viviamo in una società dove tutti sfoggiano sui social solo le loro vittorie e i loro successi, creando negli altri un’illusione distorta, ovvero, che il successo arrivi in maniera lineare, senza barriera, senza difficoltà, dal punto A al punto B, e soprattutto, che capiti solo agli altri.

Questa immagine può creare in molti un disagio perché magari stanno attraversando un momento di difficoltà in famiglia, al lavoro, con la propria salute, etc. Ci si sente incapaci, inadatti, lontani dalla possibilità di vivere situazioni di successo e gioia.

La realtà è molto diversa: fatto eccezione lo sfoggio finto di molte persone sui social, in verità, dietro a ogni vittoria, a ogni sorriso, c’è un percorso spesso disseminato di difficoltà. Uno sportivo raggiunge altre prestazioni e medaglie solo come conseguenza di estenuanti routine di allenamento e sacrifici di ogni sorta e numerosi fallimenti.

Lo stesso per chi inizia un corso di laurea all’Università o avvia un’azienda. Gli ostacoli che si insinueranno saranno tanti, ma sarà solo con la costanza, la disciplina, la voglia di imparare e disimparare, e la resilienza che si riuscirà ad ottenere dei risultati.

Essere consapevoli dei propri fallimenti, non nasconderli, è un modo per riconoscersi umani, consapevoli della propria sicurezza personale, soggetti a sconfitte e situazioni avverse, ma anche capaci di risollevarsi e riprovare le volte che siano necessarie. Non bisogna avere paura dei fallimenti. Bisogna avere paura della rinuncia, dell’apatia, non di una sconfitta.

 

IL FALLIMENTO COME EMOZIONE

Il fallimento può suscitare delle emozioni negative: tristezza, frustrazione, insicurezza, bassa autostima. Questo è normale e dovremmo imparare ad accettarlo, perché fa parte della nostra Intelligenza Emotiva. La sconfitta, così come la vittoria, innesca dei meccanismi chimici per cui possiamo provare degli stati totalmente contrari l’uno dall’altro. Di inappagamento e disillusione di fronte all’insuccesso, di euforia e gioia davanti al successo.

Sia l’uno, sia l’altro dureranno un po’ e, infine, si estingueranno. Ed è proprio qui che entra in gioco la nostra capacità di attribuire a ciascuno di loro un valore, che poi diventerà una molla, una spinta: in seguito alla vittoria, nuovi obiettivi; dopo una sconfitta, un nuovo tentativo, cercando di provare vie diverse, investendo magari più tempo, identificando per tempo le principali insidie, etc.

Le emozioni che derivano dal successo o dall’insuccesso sono normali e, direi, quasi impossibili da evitare. Tocca, tuttavia, a noi il dare loro un significato perché possano trasformarsi in uno stimolo che ci porti verso un nuovo gradino o ci spinga a riprovare verso il gradino mancato.

 

IL FALLIMENTO COME TENTATIVO

Ricollegandoci al punto precedente, scopriamo come il fallimento possa trasformarsi, se siamo in grado di elaborare con maturità e responsabilità gli errori e le circostanze che hanno portato a mancare un obiettivo, in un’occasione per rimettersi in gioco.

Se impariamo ad accettare che il fallimento non è la fine, ma è solo un tentativo andato male, e, soprattutto, se impariamo a chiamarlo in quanto tale, ci sentiremo alleggeriti dai condizionamenti sociali e psicologici e ci sentiremo pronti per riprovare con una consapevolezza diversa e con l’impiego di metodi e strumenti diversi o apportando alcune modifiche alle strategie messe in atto in precedenza.

Pensate ai nostri lontani antenati, 200.000 anni fa, che non hanno mai smesso di spostarsi e conquistare nuovi territori, che hanno continuamente perfezionato il loro strumentario e le loro tecniche di caccia, che hanno sviluppato tradizioni e migliorato i modi di comunicare. Se si fossero arresi, potremmo oggi  vivere nelle condizioni in cui viviamo?

Pensate a Edison, ad Alexander Fleming e Howard Florey, a Louis Pasteur, ad Antonie van Leeuwenhoek e alle loro fondamentali scoperte: la lampada a incandescenza, la penicillina, i vaccini, la microbiologia e lo studio delle cellule, etc.

Quanti tentativi falliti prima del successo? Forse centinaia.

 

IL FALLIMENTO COME INSEGNAMENTO

Il fallimento porta con sé anche dei grandi insegnamenti che, superato il momento di frustrazione e rabbia, dobbiamo imparare a scoprire con un’attenta valutazione dei fatti. Una separazione, un licenziamento, una sconfitta, tutto porta con sé una lezione che può diventare di grande profitto se abbiamo l’umiltà e l’intelligenza di riconoscere gli errori, l’ingenuità, la poca attenzione, etc., con cui abbiamo affrontato una determinata situazione, un evento, un’opportunità.

Tutto questo ci riconduce a un noto pensiero di Coelho: solo la paura di fallire (il tabù di cui parlavamo) che ci allontana da un sogno.

Non tutti i sogni sono realizzabili, ahimè, ma non per questo ci si deve scoraggiare e gettare la spugna senza averci quantomeno provato. Talvolta dei sogni inimmaginabili diventano realtà se alla fortuna, che a volte è anche necessaria, accostiamo un atteggiamento tale per cui non ci sgretoliamo davanti alla prima barriera che incontriamo.

Alcune volte le occasioni di successo capitano, altre volte bisogna crearsele, ma per crearle bisogna non avere paura di fallire e bisogna agire, al di là del risultato, bisogna agire.

 

Ti invito da oggi a considerare ogni tuo fallimento o un obiettivo mancato, come opportunità e sfida per imparare a essere più resiliente, perché solo così potrai diventare una persona più forte nella vita, e raggiungere tanti piccoli e grandi successi in qualsiasi area importante per te.

 

Il tuo più grande FAN – Giovanni Porreca