Le 6 regole per non progredire

LE 6 REGOLE PER NON PROGREDIRE

 

Ci sono momenti nella nostra vita quando, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a fare progressi?

 

Vi è mai capitato di sentire quel senso di frustrazione davanti all’impossibilità di vedere dei risultati? Sentire che il nostro impegno sembra quasi vano e che ci allontaniamo sempre di più dagli obiettivi che ci eravamo prefissati?

I motivi possono essere tanti. In questi anni ho avuto occasione di incontrare persone provenienti da ogni dove e con esperienze e bagagli culturali diversi. Dialogando e scambiando idee ho potuto constatare l’esistenza di alcuni fattori che possono determinare la riuscita o meno di un obiettivo. E’ chiaro che esistono casi particolari, che vanno trattati e gestiti in maniera diversa, ma in generale ho identificato sei cause, preferisco chiamarle regole, che possono condizionare severamente qualsiasi cosa vogliamo intraprendere, un business, un corso di studio, un percorso di allenamento fisico, etc.

 

ESSERE CON LA MENTE NEL PASSATO

Il passato è una ricchissima sorgente a cui attingere: ricordi, esperienze, lezioni di vita, successi, fallimenti, etc. Siamo il risultato delle nostre esperienze, e anche delle nostre scelte, quantomeno quelle pienamente consapevoli, per cui il passato è come un’argilla che sul disco del vasaio modella chi siamo oggi.

Tuttavia, il passato è una miniera a cui attingere, non una prigione a cui rimanere legati, incapaci di reagire e continuare a costruire la nostra vita presente, un presente che diventerà, a sua volta, parte di quel passato a cui attingeremo tra cinque, dieci o più anni.

E’ fondamentale avere la mente nel presente, costruire un presente e iniziare a modellare quello che potrebbe essere il nostro futuro. Il passato è già “costruito” in parte, anche se possiamo ristrutturare molte esperienze per dare nuovi significati.

Il presente, invece, “è in costruzione” e siamo noi gli artefici del nostro presente, del nostro “ora”, che determinerà che cosa potremo costruire nel nostro futuro.

 

UN ATTEGGIAMENTO NEGATIVO

L’dea, spesso diffusa, di mantenere sempre un atteggiamento mentale  positivo è in verità poco credibile e attuabile. Ci sono circostanze che ci mettono in difficoltà e in cui mantenere un atteggiamento positivo è piuttosto difficile. E questo è comprensibile. Ci sono momenti, poi, in cui l’incertezza, la paura, il dubbio, lo scoraggiamento ci assalgono. E anche questo è comprensibile. Tuttavia, ciò che non è funzionale è rimanere impietriti, impantanati, e non fare niente. Un atteggiamento depotenziante e negativo non può e non dovrebbe protrarsi nel tempo. A un certo punto bisogna reagire, occorre avere la volontà e l’atteggiamento mentale tali per cui scrollarsi di dosso quelle difficoltà e concentrarsi su nuovi obiettivi e avanzare attraverso azioni specifiche. E’ solo mediante l’azione che riusciremo a uscire da uno stato di scoraggiamento e riacquistare motivazione e forza. Compiere dei passi rafforzerà la nostra autostima, la fiducia in noi stessi, e ci consentirà di essere in uno stato di risorsa.

E’ proprio attraverso le nostre azioni che si innesca un sistema per cui la nostra mente rivolge la sua attenzione verso i nuovi obiettivi, o gli obiettivi che ci si era prefissati prima e che sono diciamo in divenire, senza rimanere incatenata a uno stato che ci fa vedere e interpretare tutto ciò che ci accade in chiave negativa.

Avere in mente degli obiettivi chiari, un piano d’azione (una strategia), disciplina e costanza ci permetterà, dopo momenti di difficoltà, di proseguire con i nostri progetti personali. Crogiolarsi in atteggiamenti depotenzianti non vi porterà da nessuna parte. Anzi, vi terrà fermi, bloccati, alimentando la sensazione di scoraggiamento e frustrazione.

 

DARE LA COLPA AGLI ALTRI

Vedere negli altri la causa dei nostri mali è un atteggiamento piuttosto comune, ma è anche altrettanto fuorviante. Anche in casi in cui una persona si impegni pur di metterci in una situazione di disagio, il fatto di non fare assolutamente niente è già di per sé una nostra responsabilità.

Il mondo del lavoro sta diventando sempre più competitivo, ma anche meno umano, per cui troveremo sempre persone ciniche pronte a “metterci il bastone tra le ruote”. Anche in altre dimensione della vita, lo studio, lo sport, etc., avremo sempre da confrontarci con altri e a misurarci in certo senso con altri. Misurarsi può anche essere positivo, purché permetta un reciproco sviluppo.

Tuttavia, ogni volta che fatichiamo a compiere delle azioni o a raggiungere degli obiettivi, non dobbiamo cadere nell’equivoco, tranne in casi molto rari e specifici, di attribuire agli altri un nostro insuccesso. Anche davanti a chi ci vuole ostacolare, veramente o in apparenza, è il nostro modo di reagire che determinerà il raggiungimento o meno di uno scopo. Abbiamo sempre delle alternative, al lavoro, nella città in cui viviamo, o altro, per mantenerci focalizzati, concentrati e lavorare sui nostri progetti, sui nostri sogni.

Si può non raggiungere più di uno scopo, ma dobbiamo essere certi di avere dato il massimo e di non avere mai cercato di attribuire solo agli altri la ragione di un nostro insuccesso. Fallire è normale, può capitare a chiunque, ma sta a noi riconoscere i nostri errori di calcolo o strategia o le specifiche circostanze che l’hanno determinato e trasformarlo in una lezione.

 

CERCARE SEMPRE DI AVERE RAGIONE

Pensare di essere infallibili si rivelerà sempre un atteggiamento sbagliato e ci arrecherà alla lunga frustrazione. Bisogna imparare ad ascoltare, a confrontarsi, a essere disposti a rimettere in discussione le proprie idee, a interrogarsi, a riconoscere i propri limiti.

Credere di avere sempre ragione non ci permetterà mai di creare un dialogo costruttivo e arricchente con gli altri, ma soprattutto ci precluderà la possibilità di scoprire potenziali errori nostri o alternative utili ai nostri scopi.

Essere convinti della propria infallibilità è anche un atteggiamento piuttosto arrogante che condizionerà il nostro rapporto con gli altri e ci toglierà la possibilità di imparare, di arricchirci.                       

 

IL BISOGNO DI APPROVAZIONE

Una bassa autostima, il sentirsi quasi invisibili, può portare a una ricerca spasmodica di approvazione in ogni nostra singola azione. Si può arrivare addirittura a vivere per gli altri, per cercare di essere celebrati dagli altri con azioni che mirano esclusivamente ad ottenere l’approvazione altrui.

Tutto questo ci allontana completamente da qualsiasi obiettivo noi abbiamo. Come ci si può concentrare, come si può creare una strategia, come si può lavorare, studiare o allenare se la nostra mente è alla ricerca continua di fare solo ciò che piacerà agi altri perché abbiamo bisogno di essere apprezzati?  A tutti piace essere riconosciuti, ma è più corretto esserlo per i nostri successi che non per azioni fugaci, senza un seguito o un vero beneficio, ma che piacciono agli altri.

Il mondo dei social ha alimentato fortemente questo desiderio e spesso si vive in un mondo parallelo, anzi, si impegna una parte cospicua delle proprie energie per costruirsi un alter-ego virtuale a caccia di mi piace, trascurando il mondo reale, lì dove dobbiamo investire le nostre energie, le nostre competenze e raggiungere i nostri obiettivi.

 

LAMENTARSI E TROVARE SCUSE

Oggi la società ha perso il senso della gratitudine. Esistono molteplici ragioni per cui essere quotidianamente grati, ma spesso ci si concentra unicamente su ciò che vorremmo o non vorremmo avere o fare, dimenticando di essere riconoscenti. Questo, certo, non significa accettare le cose così come sono e non impegnarsi minimamente per cambiare ciò che vorremmo cambiare. Il problema risiede nel fatto del fare della lamentela e delle scuse il cavallo di battaglia per giustificare la nostra scarsa volontà di fare in modo che le cose avvengano.

A volte è più facile crogiolarsi in una distesa infinita di scuse pur di non avere il coraggio di prendere in mano il proprio destino, di darsi degli obiettivi e di impegnarsi seriamente per materializzarli. La gente spesso ha paura di tutte le responsabilità che derivano dall’essere i padroni del proprio destino. E’ un atteggiamento immaturo che impedirà la nostra crescita, alimentando il senso di frustrazione.

Ecco perché se di norma seguite una o più di queste regole farete fatica a progredire e la nostra felicità dipende molto dai progressi che facciamo ogni giorno. Dunque il segreto è riconoscere quei comportamenti che sottostanno a queste regole e provare a mettere in atto qualcosa di diverso.

 

Giovanni Porreca