E’ ora di ripartire

E' ORA DI RIPARTIRE

COSA HO IMPARATO SU ME STESSO/A?

In questo periodo di lockdown abbiamo sperimentato emozioni che forse non tutti erano abituati a gestire: l’incertezza, l’instabilità, il senso di precarietà, la paura, il dolore.

Da una parte ci siamo trovati tutti un po’ in apnea, aspettando con il fiato sospeso il prossimo decreto o provvedimento e ci siamo abituati a convivere con una leggera ansia di sottofondo, dall’altra abbiamo ritrovato alcune dimensioni che avevamo forse trascurato: il tempo in famiglia, il dedicarsi alla casa, alla cucina, alla lettura, allo studio.

Un periodo complesso, dunque, denso di emozioni contrastanti, alle quali si stanno aggiungendo le emozioni connesse alla fase che stiamo vivendo oggi: quella della ripartenza.

 

Questa nuova Fase è cruciale non solo da un punto di vista sanitario e organizzativo, ma anche da un punto di vista psicologico ed emotivo.

Ci troviamo anche in questo frangente a fronteggiare emozioni contrastanti: da una parte l’euforia dovuta alla ripresa di una certa vita sociale, alla possibilità di rivedere le persone a noi care e al senso di libertà di poter allargare il tracciato dei nostri spostamenti quotidiani, dall’altra la paura che questa stessa euforia possa riportarci in una situazione di chiusura se il nostro nemico invisibile dovesse riprendere forza.

Un mix di energia creativa in prospettiva della ripresa e di frustrazione per tutto ciò che ancora non ci è permesso di fare. Ma soprattutto noto che c’è questa dicotomia tra il voler tornare alla vita di prima e il non voler abbandonare la vita di adesso.

Perché sicuramente abbiamo subìto delle perdite in termini economici, di affetti, contatti e libertà personali ma molti di noi hanno ne hanno anche beneficiato in termini di riscoperta di passioni, tempo per se stessi e nuove abitudini alle quali, ora, farebbero fatica a rinunciare. 

 

Ecco che la domanda che in molti si pongono è: come sarà dopo?

Molte sono le risposte che mi capita di sentire: ci sono i disillusi che sostengono che ci si abitua a tutto e che presto torneremo alla normalità, ci sono i sognatori convinti che il mondo ha imparato una lezione e, per questo, cambierà in meglio, i pessimisti che vedono un futuro imbruttito da povertà e recessione e gli ottimisti che colgono tutte le opportunità che una crisi di questa portata può contenere in sé.

La mia risposta è: le cose cambieranno anche, e soprattutto, in base a come siamo cambiati noi internamente.

Cosa abbiamo imparato su noi stessi da questa esperienza?

Che capacità abbiamo scoperto di avere?

Grazie al mio lavoro ho la fortuna di essere in contatto con moltissime persone e Organizzazioni e questo mi ha permesso di stilare una mia personalissima classifica delle abilità che questo periodo ha contribuito a sviluppare e vorrei condividerla con voi.

 

La pazienza

Quanti di voi inizialmente sentivano che il lockdown stava facendo perdere loro tempo e vivevano con un fastidio quasi fisico questa sensazione di irrequietezza? Del resto pazienza deriva da patire che significa soffrire.

Le questioni lavorative lasciate a metà con l’impossibilità di intervenire, la volontà di andare avanti ma il dover aspettare di sapere come, perfino chi ha a che fare con la finanza e quindi è abituato al fatto che il mercato azionario ha i suoi tempi ha dovuto armarsi di pazienza.

La vita moderna non ci ha addestrati alla pazienza, anzi, ci ha abituati a scrollarci di dosso ogni possibile fastidio nel minor tempo possibile senza riflettere sul quel fastidio. Non siamo abituati a “stare”, a stare nel presente, cioè nel qui e ora di quello che ci succede, a stare con noi stessi.

Siamo abituati a reagire, intervenire, processare, razionalizzare e, soprattutto, siamo abituati a farlo subito.

Ecco perché per molti scoprirsi in grado di essere pazienti è stata una scoperta.

Molte persone mi hanno riferito di aver imparato a posticipare nel tempo una reazione che altrimenti sarebbe stata automatica, alcune si sono stupite del loro grado di accettazione della situazione contingente, e non sto parlando di un atteggiamento remissivo di chi subisce con impotenza, bensì di vera e propria accettazione basata sulla gestione più consapevole della propria emotività.

 

La condivisione

La globalità e la pervasività di questo fenomeno ha portato tutti noi, come in poche altre occasioni nella storia, a sentirci “sulla stessa barca”, a condividere le stesse paure e le stesse speranze, questo ha contribuito al ritrovamento di un senso di fratellanza e di alleanza che come Umanità avevamo perso.

Quante volte in questi tre mesi vi siete trovati a condividere non solo il vostro punto di vista, bensì i vostri pensieri e sentimenti con un vicino di casa sconosciuto fino a tre mesi fa, con un estraneo incontrato al supermercato o portando a spasso il cane?

Quante volte in questo periodo ci siamo comportati da consumatori responsabili con la consapevolezza di un uso razionale dei beni disponibili? E alla base di questo comportamento non c’è forse la volontà di condividere le risorse con la comunità?

Quante volte abbiamo messo al servizio degli altri il nostro tempo o le nostre competenze?

Qualcuno si è trovato a rispettare norme di comportamento che non condivideva e solo perché consapevole che le scelte di ognuno potevano diventare determinanti per tutti.

Abbiamo tutti imparato a condividere di più e abbiamo imparato che essere connessi non dipende solo dal wifi ma dal fatto che, come esseri umani, siamo collegati da legami di interdipendenza e reciprocità.

 

La gestione del tempo

Chi avrebbe pensato di aspettare ore in coda per fare la spesa? In un mondo in cui si va a fare la spesa la domenica sera o negli h24 perché il tempo manca sempre?

E chi avrebbe mai pensato di guardarsi la propria serie tv sdraiato sul divano senza contemporaneamente completare quel file, o correggere i compiti o stirare le camicie?

Perfino chi lavora in smart working ed è immerso in call o videoconferenze per tutto il giorno sostiene di aver trovato il tempo per fare esercizio fisico, per dedicarsi a se stesso e alla sua famiglia come non faceva da anni, come se la scansione delle sue giornate non fosse più dettata solo dalle contingenze ma dalla sensazione di essersi riappropriato della gestione del proprio tempo.

Questo miracolo del tempo ritrovato non può essere frutto solo dei mancati spostamenti, trasferte e viaggi: c’è senza dubbio una grande componente di ri-organizzazione delle proprie giornate secondo criteri più sostenibili a livello di work life balance.

È successo quello che doveva succedere: moltissime persone, prima del lockdown, avevano come obiettivo quello di far rientrare nella loro quotidianità attività fondamentali per il loro equilibrio fisico e mentale, ma quell’obiettivo veniva regolarmente mancato, prorogato, disatteso.

Questo periodo ci ha imposto di inserire nel nostro planning un tempo dedicato ai giochi e alla scuola dei figli (perché se si è entrambi in smart working bisogna dividersi i compiti), a se stessi, alle proprie passioni, alla crescita personale (perché in un regime di convivenza “forzata” h24 è necessario ritagliarsi un momento tutto per sé), all’esercizio fisico (perché le restrizioni rischiano di costringerci a una vita troppo sedentaria e muoversi un po’ diventa un’esigenza irrinunciabile) e così siamo riusciti a razionalizzare i nostri impegni, a ridurre le sacche di spreco di tempo, a organizzare meglio le nostre attività lavorative, abbiamo imparato a essere più focalizzati e quindi a indirizzare meglio le nostre energie e a condensare più attività in minor tempo.

Ecco che quell’obiettivo che rincorrevamo da anni “magicamente” si realizza e grazie a una situazione che, inizialmente, ci aveva messi in difficoltà.

Quando dicevo che le cose cambieranno in base a come siamo stati in grado di cambiare noi, intendevo proprio questo: abbiamo dato nuovi significati alla nostra vita di tutti giorni, abbiamo sperimentato nuove abitudini, alcune delle quali si sono dimostrate più produttive delle precedenti, abbiamo acquisito nuove consapevolezze e sviluppato nuove abilità, ora dobbiamo darci il tempo di riflettere su cosa è migliorato nella nostra vita e la forza di non tornare indietro ma di pianificare la nostra ripartenza sulla base delle nuove acquisizioni.

 

E tu cosa hai imparato su te stesso/a in questo periodo?

Se vuoi condividerlo con me scrivilo nei commenti.

Mi auguro che questo articolo ti abbia fornito uno spunto di riflessione, se è così condividilo con i tuoi amici e colleghi.

 

 Con affetto – Giovanni