La leadership ai tempi del coronavirus

LA LEADERSHIP AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Perché questo titolo? Cosa cambia a livello di leadership durante una pandemia? Ecco alcune riflessioni.

La leadership è anche la capacità di leggere il momento e rimanere sintonizzati con la situazione contingente.
Mai come in questo particolare momento storico, abbiamo bisogno di veri leader, in grado di connettersi in modo reale e profondo con le persone e di guardare al futuro con lucidità e lungimiranza.

Abbiamo tante volte ribadito che un leader ha la capacità di influenzare le persone, ma per riuscire a farlo in un momento difficile, di crisi o comunque di cambiamento, occorre essere profondamente connessi con il sentito delle persone che rientrano nella sua sfera di influenza: capirne i bisogni, le paure, le aspettative.

L’efficacia di un leader si misura anche attraverso il saper stimare in modo oggettivo le difficoltà che derivano da un momento sfidante e anche attraverso la capacità di scorgere, all’interno di esso, delle opportunità.

 

Probabilmente questo periodo porterà ad un inevitabile aggiornamento delle competenze distintive proprie di un leader mettendone in evidenza alcune più di altre: la creatività, per esempio.

Per affrontare il cambiamento, essere creativi e innovativi è indispensabile: ci si trova di fronte a scenari nuovi e inaspettati, spesso senza preavviso, quindi essere in sintonia con le tendenze non basta più, diventa necessario trovare soluzioni alternative e, contemporaneamente, occorre sostenere i propri Team creando un clima che non rimandi a sentimenti di scarsità, bensì di abbondanza.

Occorre, dunque, trasformare questi Team in comunità di apprendimento che, attraverso l’immaginazione, siano in grado di generare soluzioni possibili anche a problemi complessi. 

I leader di oggi sono abbastanza abituati a gestire situazioni caratterizzate da incertezza e ambiguità, gli stessi mercati sono soggetti ad un alto coefficiente di volatilità e precarietà, ma per far fronte a momenti così destabilizzanti occorre essere ben centrati e, soprattutto, presenti a se stessi, non lasciarsi prendere in ostaggio da emozioni che possono defocalizzare, togliere equilibrio e chiarezza mentale.

Ecco che è fondamentale per un leader, oggi, poter accedere a tutte le sue risorse interne così da mantenere una certa dose di fiducia, necessaria a prendere decisioni importanti e così da conservare il proprio coraggio, essenziale per assumersi i rischi che tali decisioni inevitabilmente comportano quando, contemporaneamente a gestire l’incertezza e la precarietà, bisogna raggiungere gli obiettivi e garantire i profitti.

Inoltre, per fronteggiare tale complessità, serve un’elevata capacità di problem solving, competenza che ha anch’essa come base la creatività.

La brutta notizia è che la creatività non si impara a scuola, anzi, spesso il percorso accademico è fin troppo rigido ( a questo proposito vi consiglio di guardare il bellissimo speech di Ken Robinson), ma c’è anche una bella notizia, ed è che il pensiero creativo si può allenare.

Siamo abituati a pensare alla creatività come una competenza riservata solo a certe aree aziendali e al pensiero creativo come una dote innata propria solo di alcune persone che, a un certo punto, attraverso una sorta di illuminazione producono un’idea originale.

 

Non è così: il pensiero creativo ha le sue regole, segue un processo ben definito e, soprattutto, è frutto di un’intenzione ben precisa.

 

Come è noto ognuno di noi ha dentro di sé delle resistenze al cambiamento e le stesse resistenze, amplificate, le hanno le Organizzazioni, ecco perché servono dei leader che sappiano cambiare le regole del gioco, ma riuscendo a comunicarlo nel modo giusto, sia a parole, sia nei fatti perché il vero cambiamento è il prodotto di singoli comportamenti quotidiani.

Il leader creativo dovrà essere in grado di sfidare lo status quo e le vecchie abitudini del business influenzando le persone a tutti i livelli e costruendo una nuova cultura.

Tuttavia, il primo a dover fare i conti con le proprie naturali resistenze al cambiamento, con le proprie abitudini di lavoro e di pensiero dovrà essere proprio il leader perché non si può imporre un cambiamento di paradigma se per primi non si fa un passaggio con se stessi, insomma non è possibile “fare” senza “essere”.

Ecco che il nuovo leader dovrebbe intanto imparare a prendersi un tempo dedicato a se stesso, un tempo per riflettere e per fare chiarezza all’interno delle sue convinzioni.

Ad esempio:

  • come mi pongo nei confronti dell’accelerazione esponenziale della digitalizzazione, dell’informatica, della robotica e dell’intelligenza artificiale?
  • Sono pronto per coglierne le opportunità? Sono consapevole dei risvolti etici e sociali di tale trasformazione tecnologica?
  • Ne temo gli effetti collaterali?
  • Mi sento adeguato a operare in questa complessità sempre crescente?

 

Questo è solo un esempio ma se sei un leader che vuole essere in sintonia con il proprio tempo e ha il compito di gestire il cambiamento, è necessario trovare il tempo di fare delle riflessioni profonde per poter dare delle risposte adeguate.

L’ultima frontiera sulla quale le Organizzazioni giocano la loro sopravvivenza, la loro crescita o la loro estinzione è la Customer Experience, intesa sempre di più come un processo di co-creazione di prodotti e servizi in collaborazione con i propri Clienti. Per poter andare in questa direzione, in termini di flessibilità, velocità e semplificazione, è necessario che la creatività non sia più un’opzione ma diventi la base della propria modalità di pensiero e del proprio business model.

Dunque cari leader contemporanei, siate rivoluzionari, imparate dall’esperienza passata ma siate pronti a rottamare tutte quelle sovrastrutture inutili e desuete in nome di una nuova efficienza.

Siate coraggiosi nell’uscire dagli schemi di qualcosa che funziona (apparentemente) bene solo perché frutto di processi rodati e consolidati da tempo.

Anticipate il mercato attraverso la contaminazione e l’innovazione come pratiche quotidiane, non straordinarie.

Insomma: coltivate il pensiero divergente privo di pregiudizi e preconcetti e aprite la mente alle infinite possibilità che anche l’errore può regalarvi.

 

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Giovanni Porreca