Quando pensare troppo fa male

QUANDO PENSARE TROPPO FA MALE

Ti capita mai di sentirti sopraffatto dai tuoi pensieri?

Di avere la mente troppo affollata?

Di avere la sensazione che pensieri ricorrenti, preoccupazioni, cose da fare si rincorrano e aggroviglino fino a creare nella tua testa un nodo talmente intricato da non sapere da che parte iniziare per scioglierlo?

 

Forse anche tu sei in OVERTHINKING, cioè hai la tendenza a pensare troppo.

Magari hai tanti fronti aperti e troppe cose da pensare e da fare contemporaneamente, così ti ritrovi a passare ore a pensare al modo giusto di affrontarle, da quali iniziare, quali step intraprendere, e intanto pensi, pensi, pensi e il tempo passa e tu ti ritrovi a fine giornata con la testa che fuma ma senza aver concluso un granché?

Questa sensazione di avere la mente troppo affollata toglie concentrazione e lucidità, ma sembra che sia soprattutto il pensare ripetutamente sempre le stesse cose che porti con sé gli effetti più deleteri.

 

Il fenomeno dell’overthinking è oggetto di studio e di ricerca perché sembra che questa tendenza a rimuginare sugli stessi pensieri, giorno dopo giorno, sia logorante.

Ci hanno educato ad affrontare le difficoltà con razionalità e non è sbagliato; spesso però rimaniamo incastrati nel circolo vizioso dei nostri pensieri e continuare a ragionare sul problema non lo risolve, anzi: lo alimenta.

 

Da cosa ce ne accorgiamo?

Avete presente quando dite o sentite dire la frase “non riesco a staccare la testa”?

Ecco, è proprio quello il segnale: non riuscire a dormire perché il cervello ruota vorticosamente su se stesso, svegliarsi al mattino già stanchi come se i pensieri non avessero fatto altro che rincorrersi lungo tutta la notte, ritrovarsi davanti alla tv guardando un film e accorgersi di non aver capito nulla perché la mente era altrove, oppure rendersi conto di pensare sempre incessantemente alla stessa cosa, di avere quello che si definisce un “pensiero fisso”. Ecco, questi sono tutti segnali a cui occorre fare attenzione.

 

Gli studi su questo argomento hanno messo in luce come questo atteggiamento mentale possa diventare patologico e possa portare, col tempo, anche a disturbi come depressione, ansia, disordini alimentari.

A volte ci sono situazioni la cui soluzione non dipende da noi, tuttavia noi continuiamo a torturarci nel tentativo, inutile, di trovarla ugualmente e, oltretutto, insistiamo nel cercarla dentro di noi quando invece potrebbe essere là fuori. Allo stesso modo non a tutte le domande c’è una risposta, allora perché ci ostiniamo a cercarla?

Il vero problema del pensare troppo è che ci distoglie dall’azione.

Einstein diceva che è impossibile ottenere qualcosa di diverso facendo sempre la stessa cosa. Vale anche per i pensieri!

Capisci che non è produttivo, l’inerzia prende il sopravvento, ti sembra di non avere più il controllo dei tuoi pensieri, entra in gioco la frustrazione e tutto questo ti fa perdere lucidità e ti allontana sempre di più dalla tua capacità di problem solving.

 

COSA PUOI FARE se ti rendi conto, a volte, di rimanere incastrato in questo meccanismo di ruminazione mentale, come l’ha definito una delle massime esperte in questo campo, Susan Nolen-Hoeksema?

Intanto puoi imparare ad ascoltarti e osservarti di più: se ti rendi conto che stai rimuginando troppo devi imparare a fermare i tuoi pensieri.

Sono d’accordo con te: a volte non è facile distogliere volontariamente la mente, ma si può fare.

 

– Una soluzione può essere agire: puoi alzarti, fare due passi, guardare fuori dalla finestra, insomma compiere un’azione qualsiasi, purché fisica, che interrompa il circolo vizioso dei tuoi pensieri. Ah dimenticavo: più è un’azione piacevole meglio è, può essere una telefonata di 5 minuti a un amico o un caffè al bar, il segreto è smettere di alimentare i pensieri.

 

– Un altro suggerimento è ritrovare il contatto con la natura, e non a caso uso la parola “contatto” che è un termine cinestesico, cioè che rimanda ai 5 sensi. Rieduchiamoci a “sentire” la natura: fai una passeggiata nel parco e concentrati sui colori delle foglie, sul rumore del terreno sotto i tuoi piedi, sulla sensazione dell’aria fresca sulla tua pelle, sul profumo della terra umida, concentrati sulle tue sensazioni fisiche e impara a “staccare la testa”. Le prime volte riuscirai a farlo per pochi minuti ma con un po’ di allenamento i tempi si allungheranno sempre di più.

 

– Puoi aiutarti anche con la visualizzazione: il giorno che non riesci a fare la tua passeggiata puoi rimanere comodamente seduto sulla tua sedia in ufficio e richiamare alla mente tutte le sensazioni fisiche che hai imparato ad ascoltare e ad apprezzare durante le tue immersioni nella natura.

– Non posso non citare la meditazione. Parlo spesso di meditazione perché, oltre ad esserci migliaia di studi scientifici che ne comprovano l’efficacia, sperimento ogni giorno i suoi benefici sulla mia salute psicofisica.

La meditazione è fondamentale in caso di overthinking perché i pensieri che ci sommergono sono sempre riferiti al futuro o al passato, la meditazione invece ci ancora al presente aiutandoci così a interrompere quel flusso incessante.

La meditazione ci aiuta a rientrare in contatto con noi stessi e a riacquisire quel controllo che ci permette di intercettare i pensieri negativi e, subito dopo, ci permette di farli scivolare via.

 

– C’è una cosa che non devi dimenticare: una montagna si scala un passo alla volta.

Il primo passo è la consapevolezza: riconoscere di avere un problema o di avere delle abitudini di pensiero disfunzionali.

Il secondo è capire che, trattandosi di abitudini, è possibile modificarle intervenendo a livello di comportamento.

Il terzo è iniziare a mettere in atto anche uno solo dei suggerimenti descritti sopra, con buona volontà e soprattutto costanza. Sono certo che, se lo farai, inizierai ad accorgerti di avere la testa più leggera e più libera, sentirai di avere più spazio da dedicare a pensieri più produttivi e ne guadagnerai in efficacia e serenità.

 

Con Affetto – Giovanni